La mia Torino

Adoro il cibo e le composizioni create con esso, credo che sia una forma d’arte completa, quella forma d’arte che coinvolge tutti i 5 sensi ed è in grado, con un solo assaggio, di trasportarti in qualsiasi luogo tu voglia. Per avere quest’ultima sensazione, bisogna viaggiare, visitare luoghi e viverli a 360° e in questo articolo vi porto a Torino,  una città affascinante, ricca di storia ed eleganza, ma per me non è solo questo, non è una delle tante città da visitare, è la mia città, la città dove sono nata e dove ritorno ogni anno per abbracciare gli affetti più cari.

Ho sempre vissuto la parte culinaria torinese attraverso mia nonna, che tanto torinese non era date le sue origini siciliane. In quest’ultimo viaggio ho deciso di vivermi Torino e di assaporare tutto quello che rappresenta questa magnifica città, affiancata dall’uomo più importante della mia vita, mio papà Maurizio Capola nonché il fotografo di queste magnifiche foto. In un giorno è difficile riuscire a fare tutto, non solo per la mancanza di tempo, ma anche perché riuscire ad assaggiare tutto è umanamente impossibile.

Provate a chiudere gli occhi, provate a pensare a Torino, anche se non ci siete mai stati e non l’avete mai vista, cos’è che vi viene in mente? Se non ci siete ancora arrivati, vi aiuto io facendovi leggere due semplici parole: grissino e gianduiotto.

Il grissino antichissimo e sfizioso, fu creato per l’incapacità di digerire la mollica del pane del re Vittorio Amedeo II. Ma se andate a Torino e chiedete un grissino la prima cosa che vi chiederanno sarà “Quale?”. Ebbene sì, le tipologie sono tante, ma il vero e tradizionale è indubbiamente il robatà (si pronuncia rubatà).

Il dolcissimo e tenero gianduiotto, invece, è un cioccolatino unico, dove la semplice unione di cacao e nocciole crea un’opera d’arte. Le cioccolaterie che lo producono sono in molte, ma se si chiede ad un torinese dove assaggiare un gianduiotto, la maggior parte di loro ti manderà da Giordano.

Passiamo ad un vero e proprio pranzo torinese, ritornando indietro nel tempo, ricordando le tavolate immense delle feste, l’unica cosa che vedo sono antipasti, antipasti e ancora antipasti. Dal mio preferito e unico vitel tonnè, che sarei in grado di divorarmi anche sola, alle alici e tomini al verde, per terminare con la inconfondibile, unica e possiamo dirlo profumata (potete prenderla anche ironicamente) bagna càuda. Se non l’avete notato ai torinesi piace arricchire i propri piatti con delle salse, e chi gli dà torto, riescono a dare ad un semplice ingrediente un tocco così unico, da riuscire a mandarti con la fantasia in un mondo che non esiste.

Dopo questi fantastici antipasti, un po’ di spazio per il primo dovrà anche esserci, ma anche se non c’è non si può dire di no ad un piatto di agnolotti (pasta ripiena),plin tajarin arricchiti con ragù di carne alla piemontese,  sugo di carne arrosto o semplicemente da una spolverata di tartufo.

Se non siete amanti di primi e secondi e vi piacciono i piatti unici fritti e calorici allora concedetevi un fritto piemontese. Se non lo conoscete vi dico solo che è adatto a chi ama la frittura perchè si frigge tutto, ma proprio tutto, dalla carne, agli ortaggi per finire con la frutta.

Ed eccoci alla frutta, anzi direi direttamente al dolce e per me di dolce piemontese ce n’è solo uno, l’unico ed inconfondibile bunet, un budino ricco di sapori, dove cacao, amaretti ed un po’ di rum danno origine a questo inimitabile dessert.

Ma non termino qui il mio articolo, in questo mio viaggio sono andata in un luogo dove ho provato una sensazione ed un emozione indescrivibile. Il Caffè al Bicerin, un posto dove ti senti in un’altra epoca, dove rimani lì incantata ad osservare tutto, dalle pareti di legno, ai tavolini di marmo, alle candele, al pavimento di legno vecchissimo, tutto lasciato intatto come una volta, e con una volta intendo 1763. Io consiglio veramente a tutti di andarci, di andare lì, prendere ovviamente il bicerin, una bevanda calda di caffè, cioccolato e crema di latte, magari accompagnato da un pezzo di torta e di vivere ogni istante in quel posto dove non vedo l’ora già di ritornare. Se sarete fortunati come me, vi ritroverete seduti al tavolino preferito di Camillo Benso di Cavour.

Questa è la città dove sono nata, la città dove c’è metà del mio cuore e condividere un po’ della mia vita con voi, trasmettervi ciò che questa città mi regala ogni volta per me è solo un onore.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...